Autore: Rita

LA PIGRIZIA

….. Nella vita con i MA i SE e i FORSE Non si va da nessuna parte, se una cosa la vuoi fare, la fai! È inutile girarci intorno. Se si corre per i propri doveri non è detto che non si sia pigri. La pigrizia è un rapporto personale e interiore rispetto a ciò che si desidera realizzare, rispetto a ciò che si vuole essere, procrastinando. Il corpo non ubbidisce e la mente perde chiarezza, si innesca una resistenza da parte loro. È un’assenza riguardo sé stessi, una sorta di sciatteria esistenziale, pur sapendo che la vita scorre. La pigrizia per l’impegno verso la propria vita ha conseguenze: la flessibilità mentale e anche del corpo perdono di intensità. Si deroga il proprio impegno di ricercatore nel senso più ampio. Per sconfiggere la pigrizia esistono azioni precise, attivarle è scelta personale. Il ritrovare flessibilità è sostenuto da uno sforzo gioioso dettato da una solida comprensione della personale intenzione. Può essere una meditazione, una camminata all’aria aperta, il pregare, il creare un qualcosa di nuovo e di profondo senso per la persona, il ricercare chi si è, così via. È un impegno a evolversi e migliorarsi realizzato grazie a un contatto spirituale con la parte più elevata del proprio essere, spesso troppo trascurato, sebbene sia un prezioso tassello. In sua mancanza agitazione e ansia la fanno da padroni, perdendosi, sballottati...

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Perdonarsi

Chiunque ha uno spazio interiore dove sono parcheggiati comportamenti che non piacciono, a posteriori ci si rammarica, innescando interiormente una lotta con sé stessi, quando il giudizio torna a galla. Questa lotta può bloccare o rallentare il cammino individuale. Si può cambiare quello che è stato? No. Però si può ricavare del positivo. Invece di giudicarsi e perdere opportunità si può fare altro. Perdonarsi. È qualcosa che non è stato insegnato, ma si può imparare in qualunque momento della propria vita. Si può provare compassione per i propri errori, sapendo che si sono fatte azioni in base alla consapevolezza del momento, avendo ben chiaro che il passato non si cambia, ma può offrire la possibilità di azioni nuove e più evolute. Si sceglie di lasciare andare il piangersi addosso o/e il senso di colpa e di passare attraverso a un errore, a un comportamento, a una decisione che non rispecchiano il vero sé. Attraversando questo spazio scomodo, senza nasconderlo “sotto il tappeto” e senza mentirsi, si può cogliere la lezione, proseguendo il proprio cammino più consapevoli e più radicati nella propria esistenza. Il perdono circa i propri comportamenti crea una sostanziale fiducia in sé nel migliorarsi, nell’evolversi, evitando di muoversi nella paura, che può bloccare, chiudere, restringere, facendo perdere le opportunità della vita. Nessuno è perfetto, ma questo implica sapere cogliere dalle esperienze la lezione, di cui ogni avvenimento...

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La dualità

La sensibilità dei cinque sensi fa percepire una realtà illusoria e grossolana, mentre quella in cui si vive è caratterizzata da fenomeni non conosciuti, perché non percepiti. Benché questi eventi più sottili siano stati dimostrati dalla scienza, nella vita quotidiana non si agisce in base a questa conoscenza. La fisica quantistica ha dimostrato che se si prende una particella e la si divide in due, una la si sposta a San Francisco e una resta qui, apportando un cambiamento a una delle due, anche l’altra metà cambia allo stesso modo, senza intervallo temporale, simultaneamente. Ne consegue che sebbene si sia separati fisicamente, c’è una frequenza, non rilevabile dai sensi, che mantiene in connessione le particelle di tutto ciò che esiste. I fenomeni contenuti nel Big Bang, connessi in origine, hanno una frequenza non rilevabile dai nostri sensi che mantiene tutto collegato. Il tutto è uno. Agire nel quotidiano questa scoperta, già conosciuta in tempi antichi da altre culture, cambierebbe molte situazioni nel mondo. Penso che molti conoscano questo detto “un battito di ali di una farfalla procura un tifone dall’altra parte del mondo”. Ricordando questo principio, ogni giorno, le azioni personali avverrebbero con una consapevolezza ben più ampia. Si presterebbe attenzione alle parole e ai pensieri prodotti, le cui frequenze navigano, condizionano non solo la terra ma tutto l’universo. Possono affiorare resistenze al pensiero di una propria responsabilità così...

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Qualcosa da eliminare per una migliore convivenza umana: la competitività

“La legge biologica richiede la cooperazione La legge economica richiede la competitività Finché vige un sistema sulla competitività Tra gli esseri umanità il problema della felicità non potrà essere risolto.” (Emilio del Giudice) Si è immersi in una cultura che enfatizza la competitività, partita in campo economico, è praticata nelle relazioni umani in senso più ampio. Secondo questa logica non importa come e con quale intenzione si agisce, non interessa, l’importante è vincere rispetto al “nemico”. La competitività, il cui punto di forza è l’ego, ha una dinamica che porta ad allontanarsi dalle persone, porta alla difensiva e chiusura, muove paura e spesso anche rabbia. L’ego è portatore del dualismo, io e gli altri, vissuti come competitori, quindi da sconfiggere. Il successo, che in sé non è negativo, lo diventa quando si raggiunge a spese di altri, non per capacità, ma con la furberia e/o la menzogna. Accade che nella competitività vengano usati i segreti, per nascondere mosse molto scorrette, pur di raggiungere il traguardo per primi. Ma poi dopo tutti questi escamotages per non apparire per quello che è veramente, la persona in questione, magari vincerà, e circa la sua felicità? In genere si tende ad alzare sempre di più la posta, non è mai abbastanza, ci si allontana sempre di più dalle persone. E’ arduo vivere in questo modo e soprattutto si perde il significato dell’esistenza. La condivisione...

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Omologazione

“Non lasciare che il rumore delle opinioni altrui Soffochi la tua voce interiore” (Steve Jobs) Per realizzare un salto di coscienza è necessario prendere la responsabilità di sé stessi e delle proprie azioni. La cultura imperante porta a comportamenti simili, egoici, omologanti, sull’apparire. Le pubblicità e altre forme di comunicazione di massa spingono in maniera martellante verso questi modelli per sentirsi appartenenti a un codice omologante, non molto collegato alla realizzazione personale. Siamo tutti diversi, con cammini diversi, con storie diverse. A tal proposito vi consiglio un film “Respect”, di un’icona anche a tal riguardo, Aretha Franklin. Nella dinamica dell’omologazione non è importante conoscere in modo adeguato chi si è, quali aspirazioni si desiderano realizzare, con il rischio di sprecare la propria esistenza. Si è qui per dare luce alle proprie accezioni, evolvere, manifestare chi si è, potenziando l’individuale energia realizzativa, lascando un’eredità di conoscenza evoluta e preziosa. Con l’omologazione non si vedono molte persone felici, ma molte annoiate, stressate, alla ricerca spasmodica di altro, di originalità. Quando esiste una necessità di amorevolezza, di condivisione, lasciando andare un ego che divide che mette in moto battaglie e guerre. Il manifestare chi si è attiva energia,  amore, generosità, esperienze dell’animo sottili, spirituali e fondanti. In primis è una questione di etica spirituale e di comportamento umano,  terreni  fertili per una esistenza di spessore. In caso contrario, il rischio è perdere...

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